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Vigne dei Mastri su La Stampa

21 April 2010

Scrive Fiammetta Mussio su La Stampa di lunedì 12 aprile 2010:

“«Ci sono tanti modi per rovinarsi: le donne, il gioco. Uno è più lento, ma sicuro, dice il mio amico Domenico Clerico: l’agricoltura. Io l’ho scelto ». Daniele Comba è al suo primo Vinitaly. E’ un po’ disorientato: lui è medico, tra i più famosi ortopedici di Torino. Ma non è pentito della “follia”: investire i risparmi per comprare vigne a Costigliole d’Asti.

Cinque ettari di Barbera, in località Loreto. La cantina «Vigne dei Mastri » nasce nel 2002. Quattro anni dopo, la prima vendemmia. Oggi, sono 18 mila bottiglie firmate dall’enologo Mario Redoglia. E’ la seconda vita dell’ortopedico. Figlio del pittore Emilio, ha 56 anni, quattro figli e un sogno. Metà settimana in sala operatoria, l’altra metà tra i filari. Dottor Comba, com’è nata la sua passione? «Tra i miei pazienti, tanti sono vignaioli: mi hanno incantato con i racconti della Langa e del Monferrato, delle nebbie e dell’uva che matura. Amo il vino e ho sempre invidiato chi respira la terra. Alla fine, la pazzia l’ho fatta davvero. All’inizio mi guardavano tutti come il medico matto che non sa cosa sta facendo. Tranne mia moglie Paola e i miei figli Arturo, Galileo, Marcello e la piccola Chiara: hanno creduto nel mio progetto e io ho dedicato loro le quattro etichette dell’azienda. L’ultima uscita in primavera, la Barbera selezione “Galileo”,  per i suoi 18 anni».

E i suoi amici vignaioli? «Devo dire grazie a tanti: soprattutto a Gianni Coppo e l’agronomo Nicola Argamante. Mi hanno dato buoni consigli ». E’ più faticoso fare il medico o il vignaiolo? «Se fatti bene, sono entrambi mestieri impegnativi: operare e fare il vino richiedono meticolosità e cura del dettaglio». Che cosa la emoziona di più di questa attività? « Aver piantato 23 mila barbatelle. Le chiamo le mie 23 mila figlie, la burocrazia vitivinicola invece la lascio a mia moglie”. Che impressione ha avuto del Vinitaly? «Sono un piccolo sconosciuto circondato da molti famosi. Mi rendo conto di avere una debolezza commerciale. Comunque ho avuto un paio di buoni contatti con due importatori americani e uno svizzero. Vedremo. Sono già negli Stati Uniti, in Canada e Giappone. A 25 mila bottiglie, mi fermo. Voglio fare una bottega artigianale della Barbera, non un’industria: buon vino a un prezzo onesto, sotto i 10 euro. E a 60 anni, mi trasferisco a godermi i miei vigneti e la pensione».

Leggi l’articolo su lastampa.it

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